Siviglia me la sono goduta come si gode una città che si rispetta: a piedi, con il caldo addosso e gli occhi sempre all’insù.
Era la mia prima volta. Tre giorni bastano appena a scalfire la superficie di una città così densa, fatta di strati su strati di storia. Ho visto poco, rispetto a quello che Siviglia ha da offrire, ma quel poco mi è bastato per capire che ci tornerò.
Con gli amici, senza fretta, tra monumenti che conoscevo solo dai social e angoli che non mi aspettavo. Questo è il racconto di quello che ho visto e provato in tre giorni intensi.
Giorno 1: Plaza de España, Jardines de Murillo e il Puente de Triana
Il primo giorno l’ho voluto dedicare ai luoghi che avevo già visto centinaia di volte in foto, quelli che mi avevano fatto scegliere Siviglia come meta.
Volevo capire se dal vivo reggessero il confronto con l’immaginario che mi ero costruito.
Spoiler: lo reggono, e alla grande.
Plaza de España
Si parte con il pezzo forte: Plaza de España. L’avevo vista mille volte sui social, ma dal vivo l’effetto è ancora più forte.
Nacque per l’Esposizione Iberoamericana del 1929, progettata dall’architetto Aníbal González come omaggio allo stile andaluso, e si sente: ogni dettaglio, dal canale ai quattro ponti che rappresentano gli antichi regni di Spagna, racconta quella storia.
Nel corso degli anni la piazza è diventata anche un set cinematografico ambito, scelta da Hollywood per pellicole come Lawrence d’Arabia e Il dittatore, oltre che per Star Wars: Episodio II, L’attacco dei cloni.
Se sei un fan della saga, una tappa qui è obbligatoria: riconoscerai subito quegli archi e quelle torri.
Naboo ti ricorda qualcosa?




Capita spesso, inoltre, di imbattersi in ballerini di flamenco che si esibiscono sotto gli archi della piazza, con il ritmo dei tacchi e delle castañuelas che rimbalza tra le arcate: uno spettacolo spontaneo che aggiunge ancora più magia al posto.
Tra le maioliche che decorano le panchine dedicate alle province spagnole, disposte in ordine alfabetico, ne ho trovata una dedicata proprio alle Canarie.
Una foto lì era d’obbligo, anche perché ho scoperto che dovevano essere 50 banchi ma quando la piazza fu costruita le Canarie avevano una sola provincia, per questo compaiono come arcipelago unico.
Dettagli meravigliosi, con richiami all’arrivo di Colombo, alla cattedrale di Santa Ana e ad altri simboli delle Isole Canarie.

Se vuoi scoprire Siviglia in maniera più approfondita rispetto a una semplice passeggiata autonoma, un modo interessante può essere il free tour di Siviglia con Civitatis.
Il punto d’incontro è alla statua di Aníbal González in Plaza de España, lo stesso architetto che ha progettato la piazza, e da lì la guida accompagna i partecipanti fino a Plaza del Triunfo, toccando tre siti Patrimonio dell’Umanità in un colpo solo: la facciata della Cattedrale, la Giralda e l’Alcázar, oltre all’Archivo de Indias.
Due ore di cammino con racconti, aneddoti e contestualizzazione storica che aiutano a mettere ordine tra i monumenti, soprattutto se è la prima volta che visiti la città. Può essere un buon modo per farsi un primo quadro d’insieme prima di perdersi per conto proprio nei giorni successivi, come ho fatto io.
Jardines de Murillo
Da lì mi sono spostato ai Jardines de Murillo, dove si trova la statua dedicata a Colombo. Un giardino ricco di piccoli angoli verdi, fontane e sedute per ripararsi dal caldo e concedersi una pausa dal mondo.




Puente de Triana
Nel pomeriggio ho attraversato il Puente de Triana, uno dei ponti in ferro più antichi di Spagna, inaugurato nel 1852 dagli ingegneri francesi Steinacher e Bernadet sul modello del ponte parigino Carrousel, oggi scomparso.
Prima di lui c’era solo un ponte di barche instabile, perché nemmeno i romani si erano mai azzardati a costruirne uno stabile in quel punto del fiume. Oggi unisce le due anime della città e regala un panorama fantastico sulla città vecchia e sul Guadalquivir.

Plaza de Toros
Giornata chiusa alla Plaza de Toros, la Real Maestranza, la cui costruzione iniziò nel 1761 e fu completata nel 1881. Dalla sua porta principale, la Puerta del Príncipe, escono sulle spalle i toreri che il pubblico giudica meritevoli di gloria dopo una grande corrida.
Un’esplosione di colori e il fascino senza tempo dei grandi toreri, un vero tempio di cultura, storia e folklore.


Giorno 2: Basilica della Macarena, mura antiche e il quartiere che mi ha conquistato
Il secondo giorno l’ho lasciato più libero, senza un piano rigido.
Ed è stata la scelta giusta, perché è proprio in questa giornata che Siviglia ha iniziato a rivelarsi per quello che è davvero: una città che non si racconta con una lista di monumenti, ma che va vissuta perdendosi tra le sue strade.
Basilica de la Macarena
Il paseo è iniziato con la Basilica della Macarena, vicino alla vecchia porta d’ingresso alla città.
L’edificio che si vede oggi è recente, costruito nel 1949, ma la statua della Vergine della Speranza che custodisce risale agli anni ’80 del Seicento ed è oggi il cuore della processione più sentita della Semana Santa sivigliana.
Al suo interno è custodita una statua enorme della Madonna che campeggia sull’altare. Singolare il fatto che si possa visitare la parte posteriore della Madonna e lasciarsi trasportare dal suo enigmatico volto, riflesso nello specchio posto sul lato della parete: un gioco di riflessi meraviglioso.
Accanto alla basilica si trova l’Arco de la Macarena, resto delle mura fortificate di epoca almohade risalenti al XII secolo, che un tempo era la porta cittadina riservata al passaggio del re verso il Palazzo Reale.




Mura e città vecchia
Poco distante, i resti delle mura della città vecchia. Non ne è rimasto molto, ma quel poco basta per fantasticare su un’epoca diversa, quando Triana era il cuore pulsante della Siviglia antica.
Poi mi sono perso nella città vecchia, ed è lì che è successo tutto. Non c’è molto da spiegare, perché questa zona va vissuta ed esplorata perdendosi.
Ogni strada riempie gli occhi di meraviglia: il tipico colore ocra, le mattonelle di ceramica incastonate nelle facciate antiche, i balconi colorati, le edicole votive in maiolica, le chiese barocche.
Questa è la parte sognante di Siviglia, quella che mi ha conquistato e riempito il cuore di stupore.




Plaza del Cabildo
In questo vagabondare ho scoperto Plaza del Cabildo, una piccola perla che non conoscevo: un semicerchio architettonico ricco di decori e una piccola fontana. Poco conosciuta, ma da visitare assolutamente.




Setas de Sevilla
Giornata chiusa alle Setas de Sevilla, con l’Antiquarium alla base.
Il genio umano non smette mai di sorprendermi: la struttura è bianca, delicata come un ricamo, e abbraccia l’autenticità di Siviglia con un linguaggio completamente moderno.
Realizzata interamente in legno, di sera si trasforma in uno spettacolo di luci che ti lascia senza fiato. Semplicemente meravigliosa.
Un’attrazione da non perdere, con l’Antiquarium che conserva e mostra uno spaccato della città antica.



Giorno 3: la Cattedrale, la Giralda e la tomba di Colombo
L’ultimo giorno l’ho riservato al pezzo più imponente di tutti, quello che sapevo mi avrebbe lasciato senza parole prima ancora di entrarci.
E infatti è successo esattamente questo.
Cattedrale di Siviglia
Il terzo giorno l’ho dedicato alla Cattedrale di Siviglia, diventata una delle mie preferite in assoluto. Enorme, imponente, quasi interminabile.
Un viaggio nei secoli da vivere a testa in su, tra soffitti maestosi, cappelle, sale espositive, paramenti sacri, quadri e statue.
Il momento più emozionante è stato senza dubbio davanti alla tomba di Cristoforo Colombo: vederla dal vivo mi ha commosso.
Non ho apprezzato le pose di alcuni turisti con tanto di “segno della vittoria” per farsi una foto: sono aperto mentalmente, ma l’ho trovato di cattivo gusto, trattandosi comunque di una tomba e di una chiesa. Ma va bene così.



E poi la Giralda. 34 rampe e un po’ di fiatone per ammirare tutta la città dal suo simbolo più iconico.
Ne vale la pena? Assolutamente sì.
Un’esperienza pazzesca, un panorama incredibile e l’emozione di vedere a pochi centimetri le storiche campane: non capita spesso.
Piccolo consiglio:
per una foto perfetta alla Giralda, il punto giusto è il Patio de Banderas, davanti al Real Alcázar.
Dove ho mangiato a Siviglia
A Siviglia si mangia bene ovunque, ma trovare i posti giusti fa davvero la differenza tra un pasto qualunque e un ricordo che ti porti a casa.
Tra tapas bar nascosti nei vicoli della città vecchia, pasticcerie storiche e locali dove il personale ti tratta come un habitué al primo giro, in questi tre giorni ho fatto una piccola selezione di indirizzi che meritano una tappa.
Ho raccolto tutto in un articolo dedicato, con nomi, piatti consigliati e qualche dritta pratica, così da non appesantire troppo questo racconto di viaggio.

Dove ho dormito a Siviglia
Per il soggiorno ho scelto Los Milanos apart, un appartamento un po’ distante dal centro storico, ma vicino all’aeroporto: una posizione che a Siviglia funziona benissimo, perché ci si sposta tranquillamente in pullman e in pochi minuti si è comunque nel cuore della città.
La struttura era curata nei dettagli, pulita e dotata di tutti i comfort: una cucina attrezzata con tutto il necessario per cucinare, un bagno con doccia, water e bidet (può sembrare scontato leggerlo, ma all’estero non lo è affatto), una camera da letto e un salone con un divano che si trasforma in un secondo letto comodo, perfetto per chi viaggia in gruppo.
A rendere il soggiorno ancora più piacevole è stata Carmen, la titolare della struttura: solare, simpatica, capace di farti sentire subito a tuo agio con la sua energia contagiosa.
Nei pressi della struttura c’è anche un Carrefour per una spesa al volo. Super consigliato.
Puoi prenotarlo qui in basso.
Conclusione
Sono ripartito da Siviglia con la valigia più leggera di tapas mangiate e la testa piena di quello che non sono riuscito a vedere. Perché è questo il bello di una prima volta: torni a casa sapendo già cosa ti sei lasciato indietro, e per una volta non è un rimpianto, è una promessa.
Tre giorni bastano a farti innamorare di una città, non a esaurirla.
Siviglia, per me, resta un conto aperto. E non vedo l’ora di tornare a saldarlo.


