C’è un posto a Gran Canaria che sta a dieci minuti dall’aeroporto e sembra un altro mondo.
Ci sono arrivato una domenica di luglio, con il sole che picchiava forte e la brezza marina a scompigliarmi i capelli, e quando l’ho visto sono rimasto senza parole.
Tufia non è nelle guide che si comprano in aeroporto, e forse è proprio per questo che quando ci arrivi la prima volta resti spiazzato: case bianche e azzurre che sembrano uscite da un’isola greca, addossate alla roccia, una addirittura incassata nella scogliera, barche tirate a secco, il rumore del mare che si infila tra i vicoli stretti.

Un pugno di case tra due lingue di sabbia nera
Tufia si trova nel comune di Telde, sulla costa orientale dell’isola, incastonata su un antico cono vulcanico che i canari chiamano Península de Tufia.
È una piccola perla, a pochi chilometri da Playa Melenara, la spiaggia dove si trova la statua di Nettuno di cui vi ho già parlato qui.
Il villaggio è minuscolo: poche strade, un manipolo di case da pescatori, una spiaggia di sabbia scura lunga appena una quarantina di metri, stretta tra le rocce. Non è la spiaggia da telo e ombrellone che ti aspetteresti su un’isola turistica come questa, ed è proprio questo il punto.
L’orientamento verso sud protegge la baia dagli alisei e dalle correnti più forti, così l’acqua resta quasi sempre calma, quasi immobile.
Si respira un’atmosfera estiva che mi ha riportato dritto alle calette della mia amata Puglia: profumo di crema solare nell’aria, gruppi di famiglie che condividono l’ombra di uno stesso scoglio, e quella sensazione precisa di essere capitato in un luogo prezioso che in pochi conoscono.
Con la marea alta la sabbia scompare quasi del tutto e il mare arriva a lambire le case; con la marea bassa, invece, si aprono piccole pozze tra gli scogli dove i bambini del posto passano il pomeriggio a caccia di granchi.

Un villaggio che porta il peso di secoli
Camminando tra le poche case di Tufia si nota qualcosa che a Gran Canaria capita raramente di vedere così vicino al mare: i resti di un antico insediamento aborigeno, tracce di quella Gran Canaria che esisteva molto prima degli spagnoli, quando gli abitanti originari dell’isola vivevano di pesca e di quello che la terra vulcanica riusciva a dare.
Poco più in alto, sulla collina che chiude la baia, si intravedono le dune fossili, formazioni geologiche che raccontano un’isola diversa da quella di oggi, modellata da millenni di vento e mare. Non serve essere archeologi per sentire che Tufia non è solo un bel posto da fotografare: è un pezzo di storia che continua a vivere, silenzioso, tra le reti stese ad asciugare e i gatti che dormono al sole.
Quello che colpisce di più, però, è quanto a lungo Tufia sia rimasta fuori dal tempo anche in epoca recente. L’elettricità è arrivata nelle case del villaggio solo negli anni Novanta: fino ad allora, chi passava l’estate qui viveva senza televisione, senza cartoni animati, senza le comodità che altrove erano già scontate da decenni.
Chi ci è cresciuto racconta di sere passate a lume di candela, di giornate scandite dal sole e dalla marea invece che da un orologio, e di quanto fosse difficile poi tornare alla routine quando ricominciava la scuola.
È un dettaglio che dice molto di questo posto: mentre il resto dell’isola correva verso il turismo di massa, Tufia restava sospesa in un tempo tutto suo, a un passo dall’aeroporto più trafficato delle Canarie.

Come arrivarci e cosa sapere prima di partire
Tufia non è servita dagli autobus, quindi l’unico modo per raggiungerla è l’auto: si esce dalla GC-1 in direzione della zona industriale di El Goro, si segue l’indicazione per il barrio di Tufia e si arriva a un piccolo parcheggio in cima alla costa, su un fondo di ciottoli, non asfaltato.
Non aspettarti il classico parcheggio da spiaggia: è minuscolo, ci entrano poche auto, ed è più uno scorcio nascosto nella roccia che un vero e proprio piazzale.
Non sempre si trova posto, quindi conviene mettere in conto qualche giro in più o un orario meno affollato.
Conviene anche controllare l’orario delle maree prima di partire, perché con l’alta marea la spiaggia si riduce quasi a niente, mentre con la bassa marea si guadagna spazio e tranquillità per stendersi.
Un costume sempre in borsa non guasta, insieme a scarpe comode per muoversi tra gli scogli e un po’ d’acqua, perché a Tufia non troverai nulla, non ci sono bar o supermercati.
Perché vale la deviazione
Sono rimasto incantato da quelle case bianche e azzurre, da quella caletta che per un pomeriggio mi ha regalato la stessa leggerezza delle estati passate sulle coste pugliesi, ma a un passo da casa mia, qui a Gran Canaria.
Gran Canaria è piena di posti che si vendono da soli, spiagge lunghe, dune, resort affacciati sull’Atlantico.
Tufia non è niente di tutto questo, ed è forse per questo che resta impressa: un villaggio di pescatori che continua a vivere la sua vita, indifferente a chi passa di lì per caso, in mezzo a un pezzo di storia che nessuno ha mai pensato di mettere in vetrina.



