Non capita spesso che io lasci Gran Canaria, ma quando l’ho fatto per andare a Tenerife, il traghetto Balearía che da Las Palmas mi ha portato fino a Santa Cruz de Tenerife mi ha dato il tempo giusto per capire che quella giornata sarebbe stata diversa dal solito.
Non stavo andando a visitare una città o un pezzo di storia: stavo andando a passare un giorno intero dentro a uno dei parchi più curati che abbia mai visto.
Il Loro Parque si trova nella zona nord dell’isola, vicino a Puerto de la Cruz, e nasce da un’idea che oggi sembra quasi ingenua nella sua semplicità: un tedesco arrivato a Tenerife, Wolfgang Kiessling, all’inizio degli anni Settanta pensò di costruire un piccolo paradiso per pappagalli.
Apre le porte il 17 dicembre 1972, con centocinquanta pappagalli e poco più di venti dipendenti, su una superficie che oggi sembrerebbe un cortile.
Da lì è cresciuto fino a diventare quello che ho visto io: tredici ettari e mezzo di percorsi, vasche, voliere e giardini, con migliaia di pappagalli di centinaia di specie diverse, la collezione più grande al mondo per questo tipo di uccelli, e un lavoro di conservazione che va ben oltre l’intrattenimento.

L’ingresso a Loro Parque e la prima impressione
Appena entrato ho capito perché questo parco viene citato così spesso come esempio di parco ben gestito: ogni angolo è pensato, curato, pulito, senza quella sensazione di trascuratezza che a volte si trova in strutture simili.
Non è solo estetica: si sente che dietro c’è un progetto serio, non un semplice business turistico.
L’ingresso è già un ottimo biglietto da visita. Ad accoglierti c’è un grande tempio giapponese. Si ha subito la sensazione di entrare in un luogo di pace e tranquillità. A rendere tutto più magico, il suono dell’acqua e il laghetto con tante Carpe Koi di diversi colori. Una meraviglia.
Il biglietto, da residente canario, mi è costato 22 euro. Il prezzo pieno è di 44 euro, e ci sono anche diversi pacchetti che permettono di combinare la visita con altre attrazioni del gruppo, come Siam Park.


Gli show, uno via l’altro
Ho deciso di vederli tutti appena arrivato, per godermi con calma il resto del parco senza lo stress delle attese: in posti così l’ansia da orario è sempre dietro l’angolo, e preferisco togliermela subito dai pensieri.
Gli spettacoli sono quattro: pappagalli, orche, leoni marini e delfini. Uno più bello dell’altro, anche se non tutti mi hanno colpito allo stesso modo.
Vale la pena dire, per onestà, che il Loro Parque negli anni è stato anche bersaglio di critiche da parte di associazioni animaliste, soprattutto per quanto riguarda la detenzione delle orche, e che in Spagna si discute da tempo di nuove leggi sul benessere degli animali che potrebbero cambiare il modo in cui questo tipo di spettacoli viene gestito in futuro.
Un dibattito che esiste, e che mentre scrivo non ha ancora cambiato la sostanza di quello che si vede oggi visitando il parco.

Lo show dei pappagalli
I pappagalli volano bassi, letteralmente sopra la testa del pubblico, ed è uno di quei momenti in cui capisci quanto lavoro e quanta pazienza ci siano dietro l’addestramento di questi animali.
Colori, acrobazie e, te lo confesso, anche un po’ di paura: per qualche secondo ho davvero temuto di ritrovarmi un pappagallo in faccia. Non sono mancati i momenti di comicità. I pappagalli sono creature intelligenti e sanno sorprenderti.
Lo show delle orche
Tutta un’altra energia. Senza dubbio il mio preferito.
Gli animali si muovono in sincronia con gli allenatori, e a un certo punto, con un movimento coordinato, bagnano completamente tutte le persone sedute vicino alla piscina.
È uno di quei dettagli che rendono lo spettacolo memorabile: non guardi solo, partecipi, magari fradicio, ma partecipi. Io per fortuna ero seduto in una zona sicura, e la doccia sono riuscito a evitarla.
Il parco ospita le orche dal 2006, in una delle vasche più grandi al mondo per questo tipo di animale, frutto di una collaborazione internazionale sulla riproduzione in cattività.ione in cattività.
Lo show dei leoni marini
Qui la parola giusta è dolcezza.
Tra tuffi, saluti e quelli che sembrano veri e propri baci al pubblico, i leoni marini mi hanno conquistato senza sforzo.
Uno spettacolo più tranquillo rispetto a quello delle orche, ma non per questo meno godibile.
Lo show dei delfini
Di solito è lo spettacolo che tiene con il fiato sospeso e che emoziona di più.
Nel mio caso non è andata così: qualche acrobazia intervallata da momenti morti, senza mai decollare davvero.
Non è stato il mio preferito, ma resta comunque uno show che vale la pena vedere almeno una volta.
Non solo show: la magia è servita
Dopo gli show ho avuto tutto il tempo per girare il resto del parco, che da solo varrebbe la visita anche senza gli show.
La prima tappa l’ho fatta a Planet Penguin: i pinguini sono dolci e teneri, e guardarli muoversi tra il ghiaccio ricreato è uno di quei momenti in cui ti fermi più del previsto, senza nemmeno accorgertene.
A colpirmi più di tutto è stato Katandra Treetops: vedere gli uccelli da così vicino è un’emozione che non mi aspettavo. Tanti esemplari con colori meravigliosi, dai rossi ai gialli, fino al celeste e al verde elettrico. Lungo il percorso ci sono delle ciotoline con i mangimi, pensate apposta per far avvicinare i volatili ai visitatori. Una vera meraviglia.
L’acquario, devo ammetterlo, non mi ha colpito allo stesso modo, forse perché vivendo a Las Palmas sono ormai abituato alle atmosfere di Poema del Mar (te lo racconto in questo articolo sul blog), che fa parte della stessa famiglia del Loro Parque.
Al suo interno il parco ha da poco aggiunto Coral Kingdom, un percorso immersivo tra vasche illuminate popolate da coralli e pesci tropicali, pensato apposta per chi ama il mondo sottomarino.
Il giardino botanico invece mi ha sorpreso: è stata la prima volta nella mia vita che ho visto così tante orchidee in un unico posto, un tripudio di eleganza e raffinatezza.
E poi gli animali esotici: la tigre, l’ippopotamo, i leoni, la pantera, i gorilla, i babbuini e tanti altri, tutti in ambientazioni ricreate ad hoc. Proprio sulle tigri il parco ha da poco inaugurato l’Isola del Tigre, una delle novità più recenti.
È sempre un’emozione particolare vedere dal vivo animali con cui, da piccoli, abbiamo giocato solo con i peluche o i giocattoli.
E poi loro, i veri protagonisti del parco: i pappagalli.
Non ne avevo mai visti così tanti in vita mia, tante razze, tanti colori, tanta bellezza.
Tra le voliere ho passato più tempo del previsto, a imitare i loro versi come un bambino e a guardarli litigare per il cibo, con quella teatralità che solo loro sanno mettere in scena.




Un parco che pensa anche alla conservazione
Quello che mi ha colpito, oltre agli spettacoli, è stato capire che il Loro Parque non è solo un luogo di intrattenimento. Dal 1994 esiste una fondazione legata al parco che si occupa di ricerca e protezione delle specie, con programmi di riproduzione dedicati ai pappagalli più rari al mondo e un impegno diretto nel salvataggio di specie a rischio di estinzione.
All’interno del parco c’è anche un vero e proprio ospedale per animali, dove il personale veterinario segue da vicino la salute di ogni esemplare, dai pappagalli alle orche.
Camminando tra le voliere, con i pannelli informativi e il lavoro visibile degli addestratori, si percepisce che dietro alla parte spettacolare c’è una missione più ampia, che va oltre il biglietto d’ingresso.

Informazioni pratiche
Se arrivi da Gran Canaria come me, il modo più semplice per raggiungere Tenerife resta il traghetto: da Las Palmas sbarchi a Santa Cruz de Tenerife, e da lì il Loro Parque, che si trova a Puerto de la Cruz sulla costa nord, è a circa mezz’ora d’auto o poco più di un’ora con l’autobus di linea.
Se invece alloggi già a Puerto de la Cruz, il modo più comodo è il trenino gratuito che parte da Plaza de los Reyes Católicos: la prima corsa è alle 9:30 e l’ultima alle 16:30, mentre dal parco si torna con il primo treno alle 10:15 e l’ultimo alle 17:30, con partenze ogni venti minuti circa.
Sul biglietto ti ho già detto: 22 euro da residente canario, 44 euro il prezzo pieno, con la possibilità di scegliere pacchetti che includono anche Siam Park o altre attrazioni del gruppo.
Il parco è aperto tutti i giorni dalle 9:30 alle 17:30.
Vale la pena organizzarsi con un minimo di anticipo sugli orari degli show, perché sono fissi e si accavallano nel corso della giornata:
- i leoni marini vanno in scena alle 9:45, 10:45, 13:45, 14:45 e 16:00;
- il Lorovisión dei pappagalli alle 10:25, 12:15, 14:30, 15:30 e 16:45;
- i delfini alle 11:00, 12:45, 15:00 e 16:15;
- orche alle 11:45, 14:30 e 15:45.
Con un po’ di programmazione riesci a vederli tutti senza correre da un capo all’altro del parco.
Il parco apre generalmente intorno alle 9:30 e chiude nel tardo pomeriggio, ma consiglio di controllare sempre gli orari aggiornati sul sito ufficiale prima di partire, perché possono cambiare a seconda della stagione.
Per la visita porta scarpe comode: si cammina parecchio (tanto, tantissimo) tra un’area e l’altra, e alcune zone come Katandra Treetops richiedono di salire e scendere passerelle.
Acqua e crema solare non dovrebbero mancare, soprattutto se scegli di visitarlo nelle ore centrali della giornata, quando il sole a Tenerife si fa sentire anche tra gli alberi.
E se hai intenzione di assistere allo show delle orche, tienilo a mente prima di sederti nelle prime file: la zona bagnata esiste per un motivo.
All’interno del parco sono presenti aree picnic e tanti bar.
Se riesci a farti un bocadillo a “casa”, potrebbe essere un’opportunità per fare un picnic in un posto meraviglioso.
Un paio di regole utili da sapere prima di andare: non si può mangiare, bere o fumare vicino agli animali, se non nelle aree apposite, e per il loro benessere è vietato dar loro da mangiare di propria iniziativa.
In caso di condizioni meteo avverse il parco può decidere di chiudere alcune aree o l’intera struttura per motivi di sicurezza, senza rimborso del biglietto: vale la pena controllare le previsioni prima di partire, soprattutto se il tempo a Tenerife sembra incerto.
Conclusione
Un giorno intero è bastato per vedere tutto quello che volevo vedere, ma sono uscito con la sensazione di aver toccato solo la superficie di un posto che meriterebbe più tempo, magari abbinato a una visita più ampia del nord di Tenerife.
Il traghetto di ritorno verso Gran Canaria è stato il momento perfetto per ripensare alla giornata: i pappagalli sopra la testa, l’acqua delle orche ancora addosso, e la sensazione di aver visto un parco che fa davvero la differenza tra un’attrazione turistica qualunque e un progetto fatto bene.
Se vai a Tenerife è una tappa che non può mancare nel tuo viaggio.



